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Giustizia in bilico

Giustizia in bilico. Centri di mediazione a rischio chiusura, licenziamenti in vista

Giustizia in bilico. Centri di mediazione a rischio chiusura, licenziamenti in vista

Una sentenza della Corte costituzionale preoccupa gli avvocati impiegati in questo istituto giuridico. In provincia di Lecce alcuni centri sono fermi per mancanza di lavoro. Appello a governo e ministero: "Salvate la mediazione"

LECCE - La chiusura di 950 organismi di mediazione , circa una trentina nella sola provincia di Lecce, 1600 posti di lavoro a rischio e una perdita che, in difetto, si stima intorno ai 20 milioni di euro: questi sono i numeri relativi "all'enorme" danno che il vizio formale per eccesso di delega del decreto legislativo 28 del 2010, dichiarato dalla recente sentenza della Corte costituzionale, potrebbe produrre se il governo non interverrà tempestivamente con un provvedimento "salva mediazione". Lo rende noto il comitato Adr & mediazione composto da professionisti del settore e nato con la finalità di promuovere e salvaguardare l'istituto della mediazione civile e commerciale in Italia.

Il giovanissimo istituto giuridico, introdotto in Italia con la legge delegata poi risultata viziata, secondo loro ha funzionato bene: "La mediazione ha dimostrato nel brevissimo tempo durante il quale è stata in vigore, benché osteggiata da parte dell'avvocatura che l'ha boicottata in maniera espressa, che può rappresentare un validissimo strumento per educare il cittadino italiano a risolvere le liti in contesti alternativi alla giustizia togata", spiegano gli interessati che si appellano alla logica dei numeri per sostenere questa tesi.

Una prova dell'efficacia della mediazione deriverebbe dall'analisi dei dati statistici pubblicati sul sito ufficiale del ministero della Giustizia: quasi il 50 percento dei procedimenti conciliativi si è chiuso con un accordo e non è finito in tribunale. La mediazione facoltativa, invece, non ha ottenuto gli stessi risultati, poiché pochissimi vi hanno fatto ricorso e così potrebbe accadere anche in futuro.

"Tutto questo non può essere ignorato dal ministero della Giustizia in questi tempi difficilissimi per il nostro Paese. Si è dimostrato che un apparato della giustizia che non funziona determina grosse perdite in termini di sviluppo e crescita per qualsiasi paese industrializzato", denunciano i professionisti. Analoghe preoccupazioni sono state espresse dal fondatore e titolare di uno degli organismi che operano a Lecce, l'avvocato Pietro Elia. Presso il suo centro, infatti, il lavoro è completamente fermo da un paio di settimane. Nessuna richiesta di accesso alla mediazione, a fronte di un'attività che procedeva a pieno ritmo fino a pochi giorni addietro.

Tutti gli avvocati impiegati in questo settore, inoltre, sono stati assunti a tempo indeterminato per volontà del ministero competente ed ora, in parecchi, rischiano il posto di lavoro. Anzi, precisa Elia, nell'intera provincia di Lecce molti licenziamenti sono diventati operativi.

"La formazione di un avvocato italiano, ancora legata alla figura del principe del foro, non può dirsi completa senza la mediazione. - spiega Pietro Elia - Nel resto dei Paesi europei e americani, esiste un sistema di giustizia alternativa a quella ordinaria e l'Italia, se non coglie questa occasione di modernizzazione, non riuscirà a svecchiarsi". L'avvocato, in perfetta continuità con quanto denunciato dai colleghi, sostiene che tale strumento giuridico rappresenta un'alternativa di semplificazione della macchina giudiziaria cui i cittadini non sempre accedono, perchè non adeguatamente indirizzati su questo percorso.

Secondo il comitato, la drammatica arretratezza giudiziaria dell'Italia ci colloca al 160esimo posto su 183 Paesi, nella classifica stilata dalla Banca mondiale della "Doing business".

"L'obbligatorietà della mediazione appare dunque come un male necessario al fine della diffusione della cultura della conciliazione. - prosegue il comitato - Tale condizione di procedibilità, probabilmente un giorno potrebbe non essere più necessaria una volta che l'istituto sia entrato nella cultura degli operatori del diritto, ma ora è indispensabile".

Per queste ragioni i professionisti si sono uniti per chiedere a gran voce, al governo ed al ministro della Giustizia, di "salvare una riforma epocale per la giustizia italiana." Diversamente, quel piccolo passo fatto in avanti, verrebbe annullato riportando la giustizia civile di molti passi indietro.

"Per queste motivazioni, qualora il guardasigilli non proponga al Parlamento un provvedimento teso al ripristino della condizione di procedibilità per le materie previste dall'articolo 5 del decreto legislativo 28 del 2010, moltissimi organismi di mediazione saranno costretti a preparare delle azioni giudiziarie contro lo Stato italiano per ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti", avvisa il comitato.

Oltre all'azione risarcitoria, non si esclude neppure che la condanna dello Stato italiano da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo e delle autorità europee, "per violazione dei solenni principi espressi dal Consiglio d'Europa e dall'Unione europea".



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